Lei aveva gli occhi aperti (parte 1)

Anni fa ho frequentato un corso di scrittura creativa. Non ne ho ricavato granchè, in termini di competenze narrative. In compenso, ho incontrato belle persone, veri amici, con i quali ho vissuto alcuni tra i momenti più belli degli ultimi anni. E’ andata bene lo stesso, direi. 

Ad ogni modo, tra gli esercizi che ci venivano assegnati per casa – proprio come a scuola –  ne ho portati a termine alcuni – proprio come a scuola. Qualcuno in tempo, qualcuno dopo. Scartabellando ne ho recuperati tre, e ho pensato di proporli qui. Non tutti insieme, ovviamente, sennò sai che palle, ma un po’ alla volta, come fossero feuilletons dell’Ottocento. 

Se vi va, se avete tempo e voglia, magari dategli un’occhiata e fatemi sapere cosa ne pensate.

Con delicatezza, please.
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L’ora dei fantasmi

Mi sveglio sudato, con lo stomaco indolenzito, in preda a un diffuso malessere. È buio. Jonne è sdraiata al mio fianco, girata di spalle. Non capisco se dorme o è sveglia. A scanso di equivoci, mi alzo con cautela. Il gatto, che come al solito è allungato tra noi, non fa una piega.

In cucina l’orologio digitale sul microonde indica le quattro e qualcosa in rigorosi numeri verdi. Prendo l’acqua dal frigo e bevo un primo bicchiere tutto d’un fiato, poi me ne verso un secondo e sorseggio, appoggiato al lavello, dicendomi per l’ennesima volta che devo smettere di pasticciare con gli aperitivi e di saltare la cena. Ho la pancia gonfia e dura come un tamburo. Lascio il bicchiere nel lavello e torno a letto. So che ora mi aspettano ore di difficoltoso dormiveglia, di movimenti circospetti e di attesa, col cervello che rumina recriminazioni e catastrofi. Le scelte importanti della vita che ho sbagliato, le opportunità che ho perduto, la piega leggermente estranea che ha preso la mia vita. Nessuno dovrebbe stare sveglio suo malgrado nelle ore che precedono l’alba. È l’ora dei fantasmi.

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L’inverno è arrivato ma era meglio di no?

Confesso che a me la settima stagione di Game of Thrones è piaciuta. Certo, i puristi potranno averla trovata più scontata e banale rispetto alle precedenti, più prevedibile. Non ci sono morti illustri, tanto per cominciare, a meno di non voler considerare tali la morte di Viserion, con il suo relativo passaggio al lato oscuro, e il crollo della barriera con cui si chiude la stagione. Pure, comunque, non mi sembrano cotiche.

Anche le vicende dei personaggi sono andate tutte più o meno nella direzione che noi spettatori ci aspettavamo, o ci auguravamo (andiamo, chi non ha fatto il tifo perché Jon e Daenerys si facessero il filo?), e anche questa è una prima volta.

Credo che il cambio di rotta, evidente rispetto alle passate stagioni, sia dovuto all’esaurimento dei romanzi. A quanto pare, infatti, con questa stagione gli eventi della serie hanno superato quelli presenti nel ciclo di Martin, e questo ha rappresentato per alcuni un “abbassamento” dei toni e della qualità. Io tuttavia non sarei così severo.

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Quel che resta di…

…questa estate, a parte il resto, sono un paio di momenti di pura gioia.

Ho nuotato nella piscina deserta, a Torca, mentre veniva giù la sera. Due nuotate lunghe, lente, complete. Un respiro profondo ogni quattro bracciate. La mia mente si è svuotata, il mio fisico mi ha ringraziato. Il tempo è tornato all’indicativo presente. Ho fatto la doccia calda in terrazza, ho guardato l’imbrunire dall’alto, sono rimasto solo nell’aria luccicante fino a quando non mi sono sentito pronto per risalire verso casa. La prima sera mi ha accolto uno squisito odore di cucina: una sensazione dimenticata. Doris stava preparando il sugo di zucchine per la cena. Da molto tempo non mi sentivo così.

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