Spaghetti alle vongole

No, non è una ricetta, ma una dichiarazione d’amore. Li preferisco bianchi, al massimo rosé, ma posso fare un’eccezione se i pomodori sono quelli giusti: maturi, veri, carichi di terra fertile e di sole. La pasta, spaghetti n. 5, ma da zio Pesce a Milano ho fatto una piacevole incursione nei tagliolini e ne è valsa la pena. Ovviamente, vongole fresche, altro che grappoli da banco del supermercato. Se possibile, mischiate ai più teneri e discreti lupini. Aglio appena appena, uno sbuffo di pepe, una spruzzata di prezzemolo tritato subito prima di servire.

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Una sana presunzione

Nei miei momenti migliori sono vittima di una sana presunzione: quella di meritare di più. Di più dal mio lavoro, di più dalla mia compagna, di più da me stesso.

Capita soprattutto alla fine di certe serate in compagnia delle persone che preferisco, una buona parte delle quali, per fortuna, fa parte della mia famiglia, o quando finisco un lavoro o un pezzo di cui sono particolarmente soddisfatto. Qualche volta basta solo mettermi una camicia figa subito dopo essere andato dal barbiere, o essermi fatto la barba, per guardarmi allo specchio e dirmi che sì, tutto sommato posso anche passare per un quarantenne con un certo fascino.

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The Times They Are A Changin’

Anni fa “salivo” a Milano un paio di volte l’anno. Per svago, per incontrare amici e parenti, per i primi contatti di lavoro. Come che sia, mi capitava spesso di passare i miei venerdì sera all’Ovidius, un pub piuttosto in voga dalle parti di Busto Arsizio. Ora, perché uno che da Napoli va a Milano passi i suoi venerdì sera a Busto Arsizio è una questione che ha un suo fondamento, ma la risposta alla domanda non fa parte di questa storia.

Ad ogni modo, in quelle serate passate davanti a goduriosi taglieri di salumi e formaggi, bicchieri di vino e boccali di birra (non si dovrebbero mischiare, lo so, ma tant’è…), chiacchiere rumorose e discorsi sulla vita, mi è capitato più di una volta di ascoltare qualcuno dire di aver perso il lavoro, o di aver deciso di cambiarlo. Detta così, può anche sembrare niente, ma per comprendere la portata della cosa dovete capire che per l’immaginario meridionale la perdita del lavoro è più di un’esperienza traumatica: è la madre di tutte le sciagure, l’incubo degli incubi, l’esperienza da cui non si torna vivi.

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Il nuovo che avanza: la flipped class

Negli ultimi giorni ho partecipato a diverse riunioni di redazione. Niente di che, fa parte del mestiere. Ne sono uscito con un inquietante sospetto: dopo il digitale, la nuova frontiera dell’editoria scolastica sembra essere la preparazione dei materiali per la flipped class, la “classe capovolta”. Un’altra bella secchiata di frattaglie da sistemare per noi fuochisti della sala macchine. Ad ogni modo, approfittando di una mattinata di libertà, da bravo redattore mi metto a girovagare un po’ su internet per studiare il nemico.

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