Napoli: disastro o capolavoro?

Interrompo un lungo silenzio riportando un bell’articolo di Diego De Silva, apparso sul  Corriere della Sera, su una città che come molti dei suoi odio e amo.

Grazie a Martina Russo per avermelo fatto scoprire.

Napoli: disastro o capolavoro?
Elena Ferrante e Gomorra, Paolo Sorrentino e Pino Daniele, i tour sulle tracce dei camorristi televisivi e la gente comune che si ribella ai cliché : Napoli è al centro di un’ondata di film, romanzi, serie tv. L’ossessione collettiva è spiegarne l’identità. Ma nessuna opera d’arte o inchiesta riesce a catturarla. Non è questa l’essenza della seduzione?

(per l’articolo completo puoi cliccare qui).

 

 

 

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Il politico a punti

La rocambolesca vicenda delle primarie del Movimento 5 Stelle, tanto per dirne una, mi fa venire in mente che per la valutazione dei politici dovremmo utilizzare un sistema di rating tipo quello della patente a punti.

Il sistema della patente è noto: ogni automobilista parte da un numero di punti prestabilito. Ogni infrazione al codice della strada costa una perdita in termini di punti proporzionale alla gravità dell’infrazione stessa: più grave è l’infrazione, più alto è il numero dei punti persi. Quando l’automobilista perde tutti i punti, gli viene tolta la patente e deve rifare l’esame. Ma il sistema funziona anche al contrario, premiando quelli che guidano secondo le regole: per ogni anno passato senza infrazioni si guadagnano punti che aumentano il capitale iniziale. Nell’insieme, e almeno in teoria, mi sembra un buon modo per tenere sulla strada solo quelli abbastanza capaci di guidare da non costituire un pericolo per sé e per gli altri.

Riportiamo tutto questo alla politica. Non me ne vogliano i Cinque Stelle se li uso come esempio, si tratta solo degli ultimi in ordine di tempo di una lunga, ahimè lunghissima fila, tristemente bipartisan (o tripartisan, o coalipartisan).

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Lei aveva gli occhi aperti (parte 3)

E insomma eccoci qui, al finale di stagione. In realtà, al finale e basta. Se avete letto anche le prime due parti avete la mia eterna gratitudine. Se non lo avete ancora fatto e dovesse andarvi, trovate la prima qui e la seconda qui. Se lo fate, va da sè, avrete la mia eterna gratitudine.

In ogni caso, buona lettura.

4

Il concerto era andato bene. Nel palasport esaurito, a pochi metri dal palco, Andrea e Deb erano stati abbracciati la maggior parte del tempo. Avevano ballato vicini, avevano saltato e cantato, avevano battuto le mani a tempo con gli altri. Io mi ero limitato a guardarli, restando qualche fila più indietro, con Nico e Alessandro. Dopo un po’ li avevo persi di vista. Il gruppo faceva un rock tradizionale, alternando pezzi scatenati a ballate romantiche. Col passare del tempo tenere fermi i piedi era diventato impossibile e per quasi due ore avevamo ballato come pazzi. Alla fine eravamo sudati, affannati e contenti.

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Lei aveva gli occhi aperti (parte 2)

E insomma eccola qua, la seconda parte del racconto. Che ci crediate o no qualcuno me l’ha addirittura chiesta (sicuramente perché mi vuole bene, ma va bene lo stesso).

Se proprio volete sapere cosa c’è prima e cominciare dall’inizio partite da qui. Altrimenti, andate avanti e godetevi il secondo round.

2

“A mio fratello”, dice Nico, alzando il bicchiere. Siamo al quarto, forse al quinto giro, e da qualche minuto ho difficoltà a seguire la conversazione.

“Ad Andrea”, dice Alessandro.

Deb alza la sua birra. “Al migliore di noi”, dice. Manco solo io.

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