Una sana presunzione

Nei miei momenti migliori sono vittima di una sana presunzione: quella di meritare di più. Di più dal mio lavoro, di più dalla mia compagna, di più da me stesso.

Capita soprattutto alla fine di certe serate in compagnia delle persone che preferisco, una buona parte delle quali, per fortuna, fa parte della mia famiglia, o quando finisco un lavoro o un pezzo di cui sono particolarmente soddisfatto. Qualche volta basta solo mettermi una camicia figa subito dopo essere andato dal barbiere, o essermi fatto la barba, per guardarmi allo specchio e dirmi che sì, tutto sommato posso anche passare per un quarantenne con un certo fascino.

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Fertility Day

A quasi 45 anni era arrivato il momento che io entrassi in un supermercato per comprare gli omogeneizzati. Li ho avvertiti subito, gli sguardi languidi delle commesse, i commenti sottovoce delle vecchie signore. “Eccolo là, il bravo e premuroso padre di famiglia. Ma non ha la fede…Magari è un padre single, poverino…”. Mi sono avviato alla cassa sorridendo timidamente qua e là, senza esagerare. Non ce l’ho fatta a confessare che gli omogeneizzati biologici al tacchino erano per il gatto con la pancreatite…

Tram Numero 9

Prendo il tram su Viale Montenero, poi la rossa in Porta Venezia. Sono contento di non dover guidare, di affidare l’incombenza di questo percorso a qualcun altro. Mi lascio portare, penso, osservo. L’impatto sulla giornata è morbido. Il tram e la metro fino a Loreto non sono mai troppo affollati, mi concedono tempo e spazio. Riesco perfino a sedermi. Guardo le ragazze che iniziano a scoprirsi, gli alberi che brillano al sole. Le macchine passano, i pedoni attraversano. Una voce femminile professionale e metallica annuncia le fermate. Sto bene. Resterei volentieri quassù, a guardare la città dal finestrino. L’ufficio è lontano, il resto pure: ci siamo solo io e il mio mondo rarefatto e ci piace così.

Prima colazione

Devo sedermi in un bar, un decadente bar di cinesi, grossolano, un po’ sporco, visitato dai viaggiatori svogliati del primo mattino. Magari uno di quelli incastrati tra i corridoi delle stazioni. In questo, Milano è come Parigi: ovunque ci sono cunicoli nel sottosuolo invasi dall’odore del burro. Voglio bere un caffè guardando distrattamente i titoli dei giornali. Il Corriere, poi la Gazzetta, addentando una brioche al cioccolato che sparge briciole dappertutto. Alzarmi sazio, contento, uscire all’aperto, continuare a camminare.