Certi giorni di pioggia

Una volta dissi a una mia amica che preferivo i giorni di pioggia. “È naturale”, rispose lei. “Sei depresso”. Diciamo che la delicatezza nel dire le cose come stanno non è mai stata il suo forte.

Eppure, ammesso che avesse ragione, devo dire che può esserci una certa bellezza anche nella depressione. Non vedo come chiamare diversamente questa indolenza del corpo e della mente che, in giorni come questo, mi spinge a mettere da parte quello che sto facendo, sedermi più comodo sulla sedia, adagiarmi contro lo schienale e lasciarmi rapire dalla pioggia che cade incessante al di là della finestra aperta.

È un tardo pomeriggio di fine giugno, io sono in biblioteca e fino a qualche ora fa c’era un caldo che si schiantava. Un po’ alla volta, il cielo si è riempito di nuvole grasse color della cenere e l’aria è diventata più cupa. Qualcuno ha acceso i vecchi lampadari che penzolano dal soffitto, diffondendo ovunque una incerta luce gialla, poi ha iniziato a piovere.

Con una specie di pacata insistenza la pioggia mi ha distratto. Ho smesso di battere furiosamente sulla tastiera, di cercare noiose foto di import/export per il fascicolo di relazioni internazionali e, quasi senza accorgermene, mi sono concentrato su quello che c’era intorno.

Ho scoperto che il tamburellare della pioggia che cade fa da metronomo per il mio respiro. Inspiro profondamente e con lentezza e mentre espiro è come se diventassi più leggero. Sento il rumore inconfondibile che fanno i pneumatici delle auto mentre scorrono sull’asfalto bagnato ma non posso vederle: i tigli che fiancheggiano i viali di Milanino mi ostruiscono la vista con le loro diverse tonalità di verde.

È tutto ciò che sento, di fuori. Poi arrivano altre cose. Un tuono che rotola in lontananza. Qualcuno che gira la pagina di un libro. Un ragazzo che si schiarisce la voce. Una matita che tira una riga per sottolineare qualcosa. Due ragazze parlottano sottovoce poi ridono.

E io sono qui, proprio adesso, senza prima né dopo. Semplicemente scorro, come l’acqua lungo la corteccia degli alberi o i rigagnoli di pioggia lungo il bordo dei marciapiedi. Sono qui, grato per l’improvvisa frescura e per la sera imminente.

Così mi viene voglia di uscire, e di lasciare che quest’acqua scrosciante mi riempia le scarpe, i capelli e mi incolli i vestiti alle spalle. È strano come lo spirito può diventare leggero mentre quello che indossi si fa più pesante.

Cammino candido come un bambino. A casa mi aspetta altra acqua, altra pioggia, ma questa volta calda, regolata dalla doccia. Passo davanti a una vetrina e mi vedo: sorrido, ho l’aria di uno felice.

Sarò anche depresso ma mi piacciono certi giorni di pioggia, soprattutto d’estate.

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2 pensieri su “Certi giorni di pioggia

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