Noemi e le altre

Lo so, mettersi a parlare della società è sempre un po’ una roba da tema in classe o, peggio, da vecchi. So anche che i social vanno usati per mostrare quanto siamo fighi e irresistibili e quanto la nostra vita sia meravigliosa. I nostri post devono essere ironici, leggeri, brillanti, accattivanti e possibilmente liberi da pensieri negativi. Eppure, se questa è la direzione in cui stiamo andando, e mi sembra di sì, ogni tanto mi viene da chiedermi se sia proprio la direzione giusta.

Ogni tanto, mi dico, sarebbe il caso di fermarci a riflettere con un minimo di impegno – lo so, lo so, anche questa è una brutta parola, ci manca poco che finiamo addirittura nella politica – sul mondo che stiamo contribuendo a creare. Prendiamo oggi, per esempio. Un ragazzo di sedici anni ammazza la fidanzata, adolescente anche lei, e confessa che lo ha fatto perchè lei voleva “convincerlo a uccidere i suoi genitori” (vedi articolo su La Stampa qui). Un quarantenne getta la compagna dall’auto e le spara alla schiena perché “aveva troppi amici” (l’articolo è qui). Insomma, non è che tutta questa leggerezza ci ha fatto un po’ perdere il senso delle cose?

Io li vedo, i ragazzi che vanno in giro, coetanei di Noemi e di L.M. Sono sboccati, malvestiti, imprecano, sputano, si riempioni di tatuaggi e di anelli, si pettinano in modi ridicoli (sì, ragazzi, ridicoli, diciamolo una buona volta), accompagnati da ragazze mezze nude, stratruccate, sboccate, pettinate in modi ridicoli (sì, ragazze, ridicoli). So bene quanto queste parole mi facciano passare per un babbeo reazionario e sento già il coro di quelli che mi danno del fascista (eccola qua, lo sapevo, la politica), ma tant’è. Il fatto è che credo nel dovere di vivere al meglio la nostra vita, di migliorare costantemente noi stessi, di essere curiosi, attenti, partecipi, generosi con noi stessi e con gli altri. Insomma, nella necessità di crescere, poco per volta, certo, con cadute ed errori, certo, ma insomma di fare tutto il possibile per diventare adulti decenti, in grado di stabilire relazioni decenti, fare figli decenti e, perché no, morire in modo decente, sapendo che tutto sommato, nel nostro piccolo, siamo riusciti a lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato (sì, sì, l’ho detto davvero, non ci posso credere).

Non mi sembra la direzione che abbiamo preso. Ora, non dico che siano proprio tutti così, i giovani. Ci sono quelli bravi, certo (mio figlio, mio nipote, mio nonno…), ci sono quelli che si impegnano, che fanno il volontariato, che aiutano le vecchine ad attraversare la strada, che studiano. E ci mancherebbe, dico io. Ma per quelli che non sono così, cosa facciamo? La scuola, quella per la quale in qualche modo lavoro anche io, che cosa fa? La politica, quella che bene o male ci troviamo tutti in casa, che cosa fa? La cultura, quella di cui si riempiono la bocca quelli che scrivono le opinioni sui giornali, che cosa fa? La community del web, quella dei bravi ragazzi che postano i selfie, i commenti ironici, brillanti, sagaci, che vegliano da mattina a sera sui social, che cosa fa?

Non abbastanza, evidentemente. Non abbastanza.

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