Smash – 15 racconti di tennis

Prima o poi doveva capitare, che mi mettessi a parlare di libri. Lo faccio in sordina, partendo da un’opera non esattamente memorabile, ma è l’ultima che ho letto e che, soprattutto, sono riuscito a finire. Si tratta di Smash, 15 racconti di tennis, pubblicato da La nave di Teseo: quindici storie di altrettanti autori diversi, tutti italiani, che hanno come sfondo il più romanzesco degli sport.

Il libro ha un andamento altalenante, legato alla vena non proprio omogenea degli autori. Tra tutti, i racconti che preferisco sono Vitamina, di Sandro Veronesi, La sentinella, di Valeria Parrella e, soprattutto, La tortura cinese, di Mauro Covacich.

Vitamina propone, tra le altre cose, una ricostruzione fedele e ironica del mondo dei circoli, i luoghi per antonomasia del tennis dilettantistico, e delle loro figure di riferimento. Tra tutte spicca quella del pallettaro, il mitologico dio minore che vive tra le siepi di bosso, frequentatore quotidiano degli spogliatoi, cinquantenne abbronzato, segaligno, invalicabile. Sul campo, una versione casereccia di quelli che una volta erano gli “arrotini”, i micidiali spingitori da fondocampo, di norma spagnoli, ormai scomparsi dal tennis professionistico. Muri di gomma, maestri del topspin dal rimbalzo infinito e del rovescio liftato, nemici giurati dei più spettacolari giocatori di serve and volley, scomparsi anch’essi. Altro tennis, altra epoca.

La sentinella vive invece sulla prosa brillante di Valeria Parrella (di cui continuo a preferire la prima raccolta, Mosca più balena, all’epoca edita di Minimum Fax), delle sue descrizioni vivaci, dei suoi punti di vista sorprendenti, delle sue mai banali relazioni uomo/donna. “Avrei voluto essere invitata a quei party nascosti dai pittosfori, rivelati solo dal viavai dei camerieri”, è secondo me una delle immagini più belle dell’intera raccolta.

Il mio personale oscar va comunque a La tortura cinese, di Covacich, splendida ricostruzione dell’indimenticabile ottavo di finale del Roland Garros del 1989 tra Ivan Lendl e l’allora sconosciuto diciassettenne Michael Chang. Il titolo è tutto un programma e fotografa in modo geniale ciò che avvenne quel giorno sul centrale di Parigi. Sono stato tra i milioni di telespettatori che hanno seguito in diretta, increduli, lo svolgersi di un match che doveva essere scontato e che si è trasformato in un lunga, inattesa, impietosa caduta degli dei. Quando Chang, a corto di fiato, di energie, di punti, sgretola definitivamente la ferrea volontà e la superiorità di Ivan il Terribile con la celeberrima battuta “da sotto”, oggi come allora sono saltato dalla sedia. Una pietra miliare nella storia dello sport.

Nell’insieme, Smash non è forse una raccolta destinata solo agli appassionati, anche se la conoscenza del tennis – del suo ambiente, dei suoi protagonisti, dei tornei, delle partite storiche – certamente può dare alla lettura una marcia in più. Al di là della passione e delle competenze specifiche, tuttavia, i racconti propongono una gamma piuttosto ampia di sentimenti e personaggi, delicati o meno, nobili o bassi, di emozioni, di ricordi, di storie. Non è certo il libro della mia vita, ma è stato un compagno abbastanza piacevole in questi miei tempi stringati.

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