Zio Pesce

Era un po’ che volevo provare Zio Pesce, l’officina di mare in via Maffei. Ci sono passato davanti spesso, ne ho sentito parlare, sempre in termini lusinghieri. Così, alla prima valida occasione, entro a prenotare un tavolo per due per martedì 12 aprile: cena per il mio 44° compleanno, mica cotiche.

Ci presentiamo alle 21, puntuali. Ambiente piacevole, colorato, ben arredato. Pieno, anche se siamo solo a martedì sera. Un ragazzo cortese ci accompagna al nostro tavolo, che è proprio davanti all’ingresso della cucina. Attimo di perplessitàzio pesce, poi ci sediamo, preparandoci a fare buon viso a cattivo gioco. Il sospetto sulla collocazione per fortuna dura poco. I ragazzi che servono sono bravi, discreti, sorridenti, e alla fine l’andirivieni dalla cucina passa quasi inosservato.

Il tempo di una bruschettina con salmone offerta dalla casa e siamo alle ordinazioni. Io prendo un cestino di alici e zucchine fritte, Jo una tartare di gamberi con papaya (mi pare, o era avocado? Mmm…). Da bere un Lugana Corte Anna del 2015. Il vino arriva. A Jo sembra un po’ caldo ma alla fine dà l’ok. Anche questo sospetto è fugato in fretta. La temperatura, in realtà, è giusta: il Lugana è un bianco discreto, delicato, e una temperatura troppo bassa ne cancellerebbe il sapore. Mi viene in mente che forse è stato tenuto apposta così, ma chi lo sa. Sarebbe bello se avessi ragione.

Ad ogni modo, arrivano gli antipasti. Il mio cestino è spettacolare. Non mangiavo le alici fritte da secoli ed è un sapore che ritrovo sempre volentieri. Mi riporta, come si dice, alla mia infanzia, quando senza le alici non era domenica. Inoltre, la frittura è perfetta. Accurata, leggera. Un goccio di limone, una spruzzata di sale e via, dieci minuti di puro godimento. Anche la tartare di Jonne è ottima. Gustosa, ben presentata, fresca. Insomma, c’è tutto quello che un piatto di pesce dovrebbe offrire.

Scegliamo i primi. Per Jo ravioli di sgombro con bottarga e pomodoro, per me tagliolini allo scoglio. Nell’attesa continuiamo a bere e a lodare cibo e servizio. Accanto a noi una coppia più o meno di coetanei (portati peggio, in verità) che sembra al primo o al massimo al secondo appuntamento. Lei parla al cellulare per una infinità di tempo, lui cerca di darsi un tono mentre aspetta, probabilmente sforzandosi di non strapparle l’aggeggio dalle mani.

I piatti arrivano e ci riportano ben volentieri ai nostri affari. Se possibile, sono anche più buoni degli antipasti. Sui miei tagliolini, abbondanti e ricchi, campeggia un gamberone che promette meraviglie; i ravioli di Jonne sono altrettanto invitanti. Li assaggio. Impasto morbido, fresco, sugo delicato. Tutto equilibrato, cucinato e presentato con cura. Ci scambiamo opinioni, bocconcini, assaggi. Mischiamo, gustiamo, accompagniamo col vino: niente ci delude.

Alla fine, nonostante la già evidente soddisfazione, per pura ingordigia ci concediamo una fetta di millefoglie alla crema con fragole e un caffè. Vabbe’, una in due. D’altronde, uno quante volte li fa 44 anni?

Poi paghiamo e andiamo via. Come regalo di compleanno non potevo davvero scegliere di meglio. Arrivederci Zio Pesce, mi sa che torno presto.

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