Tram Numero 9

Prendo il tram su Viale Montenero, poi la rossa in Porta Venezia. Sono contento di non dover guidare, di affidare l’incombenza di questo percorso a qualcun altro. Mi lascio portare, penso, osservo. L’impatto sulla giornata è morbido. Il tram e la metro fino a Loreto non sono mai troppo affollati, mi concedono tempo e spazio. Riesco perfino a sedermi. Guardo le ragazze che iniziano a scoprirsi, gli alberi che brillano al sole. Le macchine passano, i pedoni attraversano. Una voce femminile professionale e metallica annuncia le fermate. Sto bene. Resterei volentieri quassù, a guardare la città dal finestrino. L’ufficio è lontano, il resto pure: ci siamo solo io e il mio mondo rarefatto e ci piace così.

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Padiglione Unicredit

imageUna delle opere legate a Expo 2015, in piazza Gae Aulenti, e  uno di quei luoghi in cui lo spazio architettonico suscita un’emozione pari, se non superiore, alle opere che ospita. Più o meno come accade nel Guggenheim Museum di NY, con le dovute proporzioni.

Di quel che vedo, adoro “Il fumatore” di Guttuso e una composizione di quattro fotografie di un’artista americana di cui non ricordo il nome. Riproducono un set fotografico in una strada secondaria di Manhattan, ripreso in totale e nei dettagli. Al centro degli scatti ci sono due modelle, una delle quali è di una bellezza ordinaria che mi avvince.

Vado in giro, lasciandomi avvolgere da questo spazio accogliente. Poi mi siedo su una delle poltrone disposte al centro del padiglione. Gira a 360°, consentendomi una visione comoda e totale. Sto lì, e per un po’ non faccio niente. Ascolto, guardo. Rumore ovattato di passi, conversazioni discrete, colori pastello. Di tanto in tanto lo scatto di una macchina fotografica o di un cellulare.

Sento parte dei pesi che porto scivolare via.