Pausa

Il sole va e viene. Un vento leggerissimo fa ondeggiare il glicine e ravviva i gerani. La temperatura è mite. In piscina non c’è nessuno, Maurizio e Grazia sono al mare, i gatti dormono.

Ho mangiato uno snack e preparato un caffè, sorseggiato in veranda. Ora sono qui. Allungo le gambe sul tavolino, incrocio i piedi e non faccio niente. I miei pensieri vagano, i miei occhi si nutrono di colori vividi. Sto bene.

Il mare, in lontananza, è di un azzurro perfetto. Ci sono barche ormeggiate intorno all’isola dei Galli. Per il resto tutto è fermo, rarefatto, insolitamente lento.

Da qualche parte, in un altro mondo, ci sono treni che vanno, telefoni che squillano, segretarie che si preoccupano, manager che comandano e tassisti che si incazzano.

Qui la natura è rigogliosa, i grilli cantano, gli uomini sono calmi. Io sono solo, distante, sereno. Vivo.

Ritmi di stagione

Ci siamo alzati presto. Il sole era ancora mite e abbiamo fatto il bagno, galleggiando pigramente sull’acqua della piscina.

Verso mezzogiorno, col sole a picco, ci siamo riparati all’ombra per pranzare: fresella al pomodoro e frutta fresca.

Nel caldo micidiale del primo pomeriggio ci siamo chiusi in casa a riposare.

Quando il sole ha iniziato la discesa siamo tornati in piscina, per fare ancora una nuotata prima della doccia.

La sera è arrivata dolcemente. Vestiti, ripuliti, riposati, abbiamo fatto un giro in paese, comprato i regali per chi è rimasto a casa e cenato fuori con un bicchiere di vino e una birra fresca.

È calata la notte. Abbiamo guardato le stelle dal giardino e parlato sottovoce aspettando il sonno. Alla fine siamo andati a letto.

Non ho chiesto nemmeno una volta che ore sono.