Il politico a punti

La rocambolesca vicenda delle primarie del Movimento 5 Stelle, tanto per dirne una, mi fa venire in mente che per la valutazione dei politici dovremmo utilizzare un sistema di rating tipo quello della patente a punti.

Il sistema della patente è noto: ogni automobilista parte da un numero di punti prestabilito. Ogni infrazione al codice della strada costa una perdita in termini di punti proporzionale alla gravità dell’infrazione stessa: più grave è l’infrazione, più alto è il numero dei punti persi. Quando l’automobilista perde tutti i punti, gli viene tolta la patente e deve rifare l’esame. Ma il sistema funziona anche al contrario, premiando quelli che guidano secondo le regole: per ogni anno passato senza infrazioni si guadagnano punti che aumentano il capitale iniziale. Nell’insieme, e almeno in teoria, mi sembra un buon modo per tenere sulla strada solo quelli abbastanza capaci di guidare da non costituire un pericolo per sé e per gli altri.

Riportiamo tutto questo alla politica. Non me ne vogliano i Cinque Stelle se li uso come esempio, si tratta solo degli ultimi in ordine di tempo di una lunga, ahimè lunghissima fila, tristemente bipartisan (o tripartisan, o coalipartisan).

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