La rivoluzione della pancia

Da come mi guarda sembra che io sia stato colpito da una malattia rara e disgustosa. “Gian”, mi dice. “Hai fatto la pancia!”

Seguo il suo sguardo. In effetti, il cotone leggero della polo è languidamente adagiato sopra la linea convessa dei miei addominali. Ebbene sì, in quest’epoca in cui la fighitudine è asciutta, io mi sono permesso di metter su una pancia a dir poco irriverente.

“Devi fare un po’ di sport.”

Lo faccio, lo sport.

“Non ne fai abbastanza”.

Invece sì, ne faccio abbastanza.

“Ma allora scusa”, scuote la testa. “Com’è possibile?”

Be’, se proprio me lo chiedi…

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Una sana presunzione

Nei miei momenti migliori sono vittima di una sana presunzione: quella di meritare di più. Di più dal mio lavoro, di più dalla mia compagna, di più da me stesso.

Capita soprattutto alla fine di certe serate in compagnia delle persone che preferisco, una buona parte delle quali, per fortuna, fa parte della mia famiglia, o quando finisco un lavoro o un pezzo di cui sono particolarmente soddisfatto. Qualche volta basta solo mettermi una camicia figa subito dopo essere andato dal barbiere, o essermi fatto la barba, per guardarmi allo specchio e dirmi che sì, tutto sommato posso anche passare per un quarantenne con un certo fascino.

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