The Times They Are A Changin’

Anni fa “salivo” a Milano un paio di volte l’anno. Per svago, per incontrare amici e parenti, per i primi contatti di lavoro. Come che sia, mi capitava spesso di passare i miei venerdì sera all’Ovidius, un pub piuttosto in voga dalle parti di Busto Arsizio. Ora, perché uno che da Napoli va a Milano passi i suoi venerdì sera a Busto Arsizio è una questione che ha un suo fondamento, ma la risposta alla domanda non fa parte di questa storia.

Ad ogni modo, in quelle serate passate davanti a goduriosi taglieri di salumi e formaggi, bicchieri di vino e boccali di birra (non si dovrebbero mischiare, lo so, ma tant’è…), chiacchiere rumorose e discorsi sulla vita, mi è capitato più di una volta di ascoltare qualcuno dire di aver perso il lavoro, o di aver deciso di cambiarlo. Detta così, può anche sembrare niente, ma per comprendere la portata della cosa dovete capire che per l’immaginario meridionale la perdita del lavoro è più di un’esperienza traumatica: è la madre di tutte le sciagure, l’incubo degli incubi, l’esperienza da cui non si torna vivi.

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Fertility Day

A quasi 45 anni era arrivato il momento che io entrassi in un supermercato per comprare gli omogeneizzati. Li ho avvertiti subito, gli sguardi languidi delle commesse, i commenti sottovoce delle vecchie signore. “Eccolo là, il bravo e premuroso padre di famiglia. Ma non ha la fede…Magari è un padre single, poverino…”. Mi sono avviato alla cassa sorridendo timidamente qua e là, senza esagerare. Non ce l’ho fatta a confessare che gli omogeneizzati biologici al tacchino erano per il gatto con la pancreatite…

Tram Numero 9

Prendo il tram su Viale Montenero, poi la rossa in Porta Venezia. Sono contento di non dover guidare, di affidare l’incombenza di questo percorso a qualcun altro. Mi lascio portare, penso, osservo. L’impatto sulla giornata è morbido. Il tram e la metro fino a Loreto non sono mai troppo affollati, mi concedono tempo e spazio. Riesco perfino a sedermi. Guardo le ragazze che iniziano a scoprirsi, gli alberi che brillano al sole. Le macchine passano, i pedoni attraversano. Una voce femminile professionale e metallica annuncia le fermate. Sto bene. Resterei volentieri quassù, a guardare la città dal finestrino. L’ufficio è lontano, il resto pure: ci siamo solo io e il mio mondo rarefatto e ci piace così.