Il casale in Toscana

Io e Jonne facciamo spesso un sogno ad occhi aperti. Se avessimo abbastanza soldi – diciamola tutta, se fossimo abbastanza ricchi – ci piacerebbe comprare un casale in Toscana. Lo so, è un’idea tanto originale quanto quella di mollare il lavoro e aprire un chiringuito su una spiaggia nel Golfo del Messico, ma noi siamo persone così, alla buona, con sogni semplici.

E quindi, il casale. Che farei meglio a definire “il borgo”. Eh sì, perché il casale sognato ha caratteristiche non propriamente minimaliste: un blocco centrale adibito a casa padronale (indovinate per chi?), con una cucina che occupi gran parte del pian terreno – grande abbastanza, per capirci, da competere con quella delle grandi abbazie medievali: uno spazio sfacciato, con l’isola di cottura al centro, mille mila fuochi, e piani di lavoro, lavelli, frigoriferi e credenze ciclopiche allineate lungo le pareti. Poi ampi saloni dedicati alla zona conversazione, al pranzo e alla televisione. Gli spazi, diciamo così, della vita in comune. Tutte le camere private (va da sé, direi) sarebbero al piano di sopra, meglio se dotate di terrazzino.

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