Certi giorni di pioggia

Una volta dissi a una mia amica che preferivo i giorni di pioggia. “È naturale”, rispose lei. “Sei depresso”. Diciamo che la delicatezza nel dire le cose come stanno non è mai stata il suo forte.

Eppure, ammesso che avesse ragione, devo dire che può esserci una certa bellezza anche nella depressione. Non vedo come chiamare diversamente questa indolenza del corpo e della mente che, in giorni come questo, mi spinge a mettere da parte quello che sto facendo, sedermi più comodo sulla sedia, adagiarmi contro lo schienale e lasciarmi rapire dalla pioggia che cade incessante al di là della finestra aperta.

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Di Chianti e Fiorentine

Firenze è sempre bella. Mancavo da diversi anni e nel ricordo l’avevo rimpicciolita alla trinità classica: Piazza della Signoria, Piazza del Duomo, Ponte Vecchio.

Ci sono tornato per un estemporaneo weekend in questa fine di settembre. Tutto sabato, parte della domenica, un’ora e mezza di Italo da Milano. Su booking fermo un piccolo hotel a cinque minuti dal centro, subito oltre Ponte Vecchio, in borgo San Jacopo. Niente di che, camera un po’ sciatta, receptionist straniere che a malapena capiscono l’italiano ma poco male: non è qui che passerò il mio tempo.Continua a leggere…

Effetto città

Leggo un libro sulla città. La quarta di copertina recita “La metropoli contemporanea: un mondo dove si incontrano e si sovrappongono geografie differenti. Un’opera d’arte complessa, enigmatica, infinita”.

La città come opera d’arte, una cosa che ho sempre pensato non certo una novità. Ma forse è anche a questo che servono i libri. A sistemare cose che sai, a dare ordine a pensieri confusi, così che, tutti bene allineati, diventino conoscenza.

La città è il posto in cui vivo, in cui mi piace vivere. Mi attira la possibilità di un libro sulle sue architetture, i suoi spazi, i suoi significati. “Le nostre metropoli non sono più ‘città dello spazio’, governate da leggi prospettiche rigorose, ma ‘città delle situazioni’…luoghi plasmati da violenti conflitti tra identità e differenze, tra saperi e poteri”. Anche questo lo so, lo intuisco tutti i giorni salendo sulla metro o attraversando quartieri con la bici. Leggerlo conferma la mia esperienza, le dà valore e questo, non so perché, mi fa sentire parte di qualcosa.

Ma non leggo libri solo per cercare conferme. Leggere sul mondo in cui vivo mi aiuta a trovare parole nuove, mi spinge a guardare le cose da un’altra prospettiva. “La città di oggi è una città-lista… un elenco non lineare di episodi”. Eccola, la vista nuova, quella a cui non avevo pensato. E, con la parola, arriva la cosa, cioè un’altra luce, un altro mondo che vale la pena approfondire. La città come successione non lineare di episodi, come narrazione infinita, aperta a tutto.

E’ solo una singola frase, lo so, ma accende in me il desiderio di esserci. Che sia Milano o Napoli poco importa. Narrazioni diverse, tutte valide. Ora il sole splende sul frammento di città inquadrato dalla mia finestra. Un frammento piccolo, col giusto numero di alberi e di case. Io potrei continuare ma mi fermo. Ho sotto gli occhi un episodio appartato della grande lista.

Esco a farmi un giro.