Certi giorni di pioggia

Una volta dissi a una mia amica che preferivo i giorni di pioggia. “È naturale”, rispose lei. “Sei depresso”. Diciamo che la delicatezza nel dire le cose come stanno non è mai stata il suo forte.

Eppure, ammesso che avesse ragione, devo dire che può esserci una certa bellezza anche nella depressione. Non vedo come chiamare diversamente questa indolenza del corpo e della mente che, in giorni come questo, mi spinge a mettere da parte quello che sto facendo, sedermi più comodo sulla sedia, adagiarmi contro lo schienale e lasciarmi rapire dalla pioggia che cade incessante al di là della finestra aperta.

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The Times They Are A Changin’

Anni fa “salivo” a Milano un paio di volte l’anno. Per svago, per incontrare amici e parenti, per i primi contatti di lavoro. Come che sia, mi capitava spesso di passare i miei venerdì sera all’Ovidius, un pub piuttosto in voga dalle parti di Busto Arsizio. Ora, perché uno che da Napoli va a Milano passi i suoi venerdì sera a Busto Arsizio è una questione che ha un suo fondamento, ma la risposta alla domanda non fa parte di questa storia.

Ad ogni modo, in quelle serate passate davanti a goduriosi taglieri di salumi e formaggi, bicchieri di vino e boccali di birra (non si dovrebbero mischiare, lo so, ma tant’è…), chiacchiere rumorose e discorsi sulla vita, mi è capitato più di una volta di ascoltare qualcuno dire di aver perso il lavoro, o di aver deciso di cambiarlo. Detta così, può anche sembrare niente, ma per comprendere la portata della cosa dovete capire che per l’immaginario meridionale la perdita del lavoro è più di un’esperienza traumatica: è la madre di tutte le sciagure, l’incubo degli incubi, l’esperienza da cui non si torna vivi.

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Come d’inverno

La luce purissima che avvolge le cose poco prima del tramonto.

La prima volta che fa freddo e metti un vecchio maglione di lana.

Quando siedi davanti a una finestra chiusa e guardi la pioggia, e il gatto ti salta in braccio e fa le fusa.

La nostalgia delle cose che non hai fatto ma ti sarebbe sempre piaciuto fare e il richiamo di quelle per cui pensi di essere ancora in tempo.

I pomeriggi di domenica sotto il plaid, coi tuoi piedi che mi sfiorano i polpacci e un film di Julia Roberts alla tv.

Fare l’amore mentre fuori infuria la bufera ma dentro non importa.

Giorno d’estate

Per una volta siamo noi a seguire il ritmo della stagione.

Sole mite al mattino: facciamo il bagno, galleggiando pigramente sull’acqua della piscina.

Il sole si fa caldo, sale a picco. Ci ritiriamo all’ombra per pranzare: fresella al pomodoro, frutta fresca.

Il sole micidiale del primo pomeriggio: ripariamo in casa a riposare, magari all’ombra del grande pino se tira, appena appena, il vento di maestrale.

Il sole inizia la discesa. Torniamo in piscina, per fare ancora una nuotata prima della doccia.

Lentamente si fa sera. Vestiti, ripuliti, riposati, facciamo un giro in paese, compriamo regali per chi è rimasto a casa, usciamo a cena per un bicchiere di vino o una birra fresca.

Viene notte. Guardiamo le stelle dal giardino, parliamo sottovoce aspettando il sonno, andiamo a letto.

Non ho mai chiesto che ore sono.