Il politico a punti

La rocambolesca vicenda delle primarie del Movimento 5 Stelle, tanto per dirne una, mi fa venire in mente che per la valutazione dei politici dovremmo utilizzare un sistema di rating tipo quello della patente a punti.

Il sistema della patente è noto: ogni automobilista parte da un numero di punti prestabilito. Ogni infrazione al codice della strada costa una perdita in termini di punti proporzionale alla gravità dell’infrazione stessa: più grave è l’infrazione, più alto è il numero dei punti persi. Quando l’automobilista perde tutti i punti, gli viene tolta la patente e deve rifare l’esame. Ma il sistema funziona anche al contrario, premiando quelli che guidano secondo le regole: per ogni anno passato senza infrazioni si guadagnano punti che aumentano il capitale iniziale. Nell’insieme, e almeno in teoria, mi sembra un buon modo per tenere sulla strada solo quelli abbastanza capaci di guidare da non costituire un pericolo per sé e per gli altri.

Riportiamo tutto questo alla politica. Non me ne vogliano i Cinque Stelle se li uso come esempio, si tratta solo degli ultimi in ordine di tempo di una lunga, ahimè lunghissima fila, tristemente bipartisan (o tripartisan, o coalipartisan).

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Noemi e le altre

Lo so, mettersi a parlare della società è sempre un po’ una roba da tema in classe o, peggio, da vecchi. So anche che i social vanno usati per mostrare quanto siamo fighi e irresistibili e quanto la nostra vita sia meravigliosa. I nostri post devono essere ironici, leggeri, brillanti, accattivanti e possibilmente liberi da pensieri negativi. Eppure, se questa è la direzione in cui stiamo andando, e mi sembra di sì, ogni tanto mi viene da chiedermi se sia proprio la direzione giusta.

Ogni tanto, mi dico, sarebbe il caso di fermarci a riflettere con un minimo di impegno – lo so, lo so, anche questa è una brutta parola, ci manca poco che finiamo addirittura nella politica – sul mondo che stiamo contribuendo a creare. Prendiamo oggi, per esempio. Un ragazzo di sedici anni ammazza la fidanzata, adolescente anche lei, e confessa che lo ha fatto perchè lei voleva “convincerlo a uccidere i suoi genitori” (vedi articolo su La Stampa qui). Un quarantenne getta la compagna dall’auto e le spara alla schiena perché “aveva troppi amici” (l’articolo è qui). Insomma, non è che tutta questa leggerezza ci ha fatto un po’ perdere il senso delle cose?

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