Il politico a punti

La rocambolesca vicenda delle primarie del Movimento 5 Stelle, tanto per dirne una, mi fa venire in mente che per la valutazione dei politici dovremmo utilizzare un sistema di rating tipo quello della patente a punti.

Il sistema della patente è noto: ogni automobilista parte da un numero di punti prestabilito. Ogni infrazione al codice della strada costa una perdita in termini di punti proporzionale alla gravità dell’infrazione stessa: più grave è l’infrazione, più alto è il numero dei punti persi. Quando l’automobilista perde tutti i punti, gli viene tolta la patente e deve rifare l’esame. Ma il sistema funziona anche al contrario, premiando quelli che guidano secondo le regole: per ogni anno passato senza infrazioni si guadagnano punti che aumentano il capitale iniziale. Nell’insieme, e almeno in teoria, mi sembra un buon modo per tenere sulla strada solo quelli abbastanza capaci di guidare da non costituire un pericolo per sé e per gli altri.

Riportiamo tutto questo alla politica. Non me ne vogliano i Cinque Stelle se li uso come esempio, si tratta solo degli ultimi in ordine di tempo di una lunga, ahimè lunghissima fila, tristemente bipartisan (o tripartisan, o coalipartisan).

Continua a leggere…

Annunci

Quel che resta di…

…questa estate, a parte il resto, sono un paio di momenti di pura gioia.

Ho nuotato nella piscina deserta, a Torca, mentre veniva giù la sera. Due nuotate lunghe, lente, complete. Un respiro profondo ogni quattro bracciate. La mia mente si è svuotata, il mio fisico mi ha ringraziato. Il tempo è tornato all’indicativo presente. Ho fatto la doccia calda in terrazza, ho guardato l’imbrunire dall’alto, sono rimasto solo nell’aria luccicante fino a quando non mi sono sentito pronto per risalire verso casa. La prima sera mi ha accolto uno squisito odore di cucina: una sensazione dimenticata. Doris stava preparando il sugo di zucchine per la cena. Da molto tempo non mi sentivo così.

Continua a leggere…

Sketching

Non ho mai saputo disegnare, dunque scrivo. Sì lo so, Cartesio ha fatto meglio, ma insomma lui era lui e io sono io.

Comunque. Diversi anni fa viaggiavo molto, soprattutto d’estate. Quando arrivava il giorno delle vacanze mettevo quattro cose nello zaino, gettavo lo zaino e la tenda sul sedile posteriore della mia innocenti rossa e via. Passavo a prendere Dario, il mio compagno di avventure, gettavamo il suo zaino accanto al mio e imboccavamo l’autostrada. Alla “via così” come direbbe Jack Sparrow, verso i nostri dieci/dodici giorni on the road, muniti dell’inseparabile guida ai campeggi del Touring Club. Che ci crediate o no, prima di Google e dei cellulari questi erano i mezzi.

Continua a leggere…

Domenica mattina

Valeria dorme. Prendo le chiavi e mi concedo una passeggiata per le strade semideserte e silenziose. Cornetto al cioccolato e caffè allo chalet sul lungomare. Il tizio del bar ha voglia di parlare e mi racconta la sua passione per Jennifer Lopez, che intanto balla seducente sullo schermo di MTV. Prima era passato il video delle Serebro, tre ragazze russe ammiccanti e un po’ troie, però simpatiche. Pago ed esco.

Cammino all’ombra degli alberi della villa, mi siedo su una panchina. Non sono ancora le dieci e il caldo è già terribile. Guardo Napoli. Il mare calmissimo, le barche all’ancora, la collina di Posillipo. È tutto bellissimo e io sono in pace. Penso a questa città come a una donna vittima di violenze domestiche, maltrattata ogni giorno da coloro che dicono di volerle bene. Cerco le parole per descrivere questa perversione dei napoletani ma non trovo quelle giuste. So solo che la camorra non è la causa, ma la conseguenza.

Ritorno a casa senza fretta. Piazza dei Martiri, via Alabardieri, vicoletto Belledonne. Anche lì tutto tranquillo. Negozi chiusi, nei baretti si fanno le pulizie. Forse a ora di pranzo ci sarà l’aperitivo. Arrivo a casa. Devo lavorare ma prima voglio ricordare queste cose. Valeria dorme ancora. Argo scorrazza libero da qualche parte, nel giardino di Torca.