Di Chianti e Fiorentine

Firenze è sempre bella. Mancavo da diversi anni e nel ricordo l’avevo rimpicciolita alla trinità classica: Piazza della Signoria, Piazza del Duomo, Ponte Vecchio.

Ci sono tornato per un estemporaneo weekend in questa fine di settembre. Tutto sabato, parte della domenica, un’ora e mezza di Italo da Milano. Su booking fermo un piccolo hotel a cinque minuti dal centro, subito oltre Ponte Vecchio, in borgo San Jacopo. Niente di che, camera un po’ sciatta, receptionist straniere che a malapena capiscono l’italiano ma poco male: non è qui che passerò il mio tempo.Continua a leggere…

Stracotto alla lombarda

Dopo tanto vino, era destino che prima o poi ci mettessi vicino almeno un po’  di cibo.

Lo faccio passando una ricetta ovviamente non mia ma che mi sembra perfetta ora che siamo alle soglie dell’inverno. Si tratta infatti di un piatto decisamente “heavy”: se siete a dieta, se mangiate macrobiotico, se siete vegetariani, vegani o altro, questo è il momento di passare oltre. Se invece fuori fa freddo e voi siete tra quelli che ogni tanto si concedono il piacere di darci dentro di buzzo buono, allora non perdetevi questo secondo di carne decisamente caldo. La preparazione è lunga e articolata ma alla fine, credetemi, vale la pena.Continua a leggere…

L’inverno

La luce purissima che avvolge le cose poco prima del tramonto.

La prima volta che fa freddo e metti un maglione di lana.

Quando siedi davanti a una finestra chiusa a guardare la pioggia e il gatto ti salta in braccio e fa le fusa.

La nostalgia delle cose che non hai fatto ma ti sarebbe piaciuto fare e il richiamo di quelle per cui pensi di essere ancora in tempo.

I pomeriggi di domenica sotto il plaid, coi tuoi piedi che mi sfiorano i polpacci mentre guardiamo un film di Julia Roberts.

Fare l’amore mentre fuori infuria la bufera ma a noi che ne importa.

Il Gragnano

 

tavernaIl lato oscuro della Campania, l’anima nera della Falanghina. Tanto quella è delicata e candida, tanto questo è sporco e cattivo.

Il Gragnano è un vinaccio frizzante, da istinti primordiali. Un manigoldo da bettole  della peggior risma, che non si beve e non si degusta: si butta giù alla viva il parroco da bicchieri di vetro spesso.

Si accompagna ad acerrime partite di tressette, di briscola e di scopone scientifico, durante le quali contribuisce a sparigliare carte e pensieri, suggerendo bestemmie feroci e occhiate in tralice.

Va da sé che questo vino preferisce pietanze altrettanto sfacciate: le salsicce coi friarielli, la trippa, il panino con la polpetta, la frittatina di maccheroni, il “panuozzo” e altre delicatezze simili. Non disdegna i provoloni piccanti e gli affettati, purché rigorosamente vietati dai dietologi.

Vivamente sconsigliato per un primo appuntamento o per tavole di palati fini, è perfetto per rimpatriate tra amici che non vedono l’ora di rivelarsi i segreti più inconfessabili.

Può presentarsi vagamente sessista, come un vino maschile e patriarcale, ma non teme donne consapevoli e con le spalle solide, ballerine di taranta, suonatrici di nacchere.

Se una volta ogni tanto vi va di lasciarvi alle spalle le buone maniere e di concedervi un giro nei bassifondi, di abbandonarvi all’istinto e poi tirare l’alba cantando a squarciagola sorreggendovi a vicenda, be’, portatevi un Gragnano: poi dovranno venire a recuperarvi da qualche regione remota di voi stessi e ricordarvi il vostro nome ma, credetemi, ne sarà sicuramente valsa la pena. Prosit!