Di Chianti e Fiorentine

Firenze è sempre bella. Mancavo da diversi anni e nel ricordo l’avevo rimpicciolita alla trinità classica: Piazza della Signoria, Piazza del Duomo, Ponte Vecchio.

Ci sono tornato per un estemporaneo weekend in questa fine di settembre. Tutto sabato, parte della domenica, un’ora e mezza di Italo da Milano. Su booking fermo un piccolo hotel a cinque minuti dal centro, subito oltre Ponte Vecchio, in borgo San Jacopo. Niente di che, camera un po’ sciatta, receptionist straniere che a malapena capiscono l’italiano ma poco male: non è qui che passerò il mio tempo.Continua a leggere…

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Stracotto alla lombarda

Dopo tanto vino, era destino che prima o poi ci mettessi vicino almeno un po’  di cibo.

Lo faccio passando una ricetta ovviamente non mia ma che mi sembra perfetta ora che siamo alle soglie dell’inverno. Si tratta infatti di un piatto decisamente “heavy”: se siete a dieta, se mangiate macrobiotico, se siete vegetariani, vegani o altro, questo è il momento di passare oltre. Se invece fuori fa freddo e voi siete tra quelli che ogni tanto si concedono il piacere di darci dentro di buzzo buono, allora non perdetevi questo secondo di carne decisamente caldo. La preparazione è lunga e articolata ma alla fine, credetemi, vale la pena.Continua a leggere…

Come d’inverno

La luce purissima che avvolge le cose poco prima del tramonto.

La prima volta che fa freddo e metti un vecchio maglione di lana.

Quando siedi davanti a una finestra chiusa e guardi la pioggia, e il gatto ti salta in braccio e fa le fusa.

La nostalgia delle cose che non hai fatto ma ti sarebbe sempre piaciuto fare e il richiamo di quelle per cui pensi di essere ancora in tempo.

I pomeriggi di domenica sotto il plaid, coi tuoi piedi che mi sfiorano i polpacci e un film di Julia Roberts alla tv.

Fare l’amore mentre fuori infuria la bufera ma dentro non importa.

Padiglione Unicredit

imageUna delle opere legate a Expo 2015, in piazza Gae Aulenti, e  uno di quei luoghi in cui lo spazio architettonico suscita un’emozione pari, se non superiore, alle opere che ospita. Più o meno come accade nel Guggenheim Museum di NY, con le dovute proporzioni.

Di quel che vedo, adoro “Il fumatore” di Guttuso e una composizione di quattro fotografie di un’artista americana di cui non ricordo il nome. Riproducono un set fotografico in una strada secondaria di Manhattan, ripreso in totale e nei dettagli. Al centro degli scatti ci sono due modelle, una delle quali è di una bellezza ordinaria che mi avvince.

Vado in giro, lasciandomi avvolgere da questo spazio accogliente. Poi mi siedo su una delle poltrone disposte al centro del padiglione. Gira a 360°, consentendomi una visione comoda e totale. Sto lì, e per un po’ non faccio niente. Ascolto, guardo. Rumore ovattato di passi, conversazioni discrete, colori pastello. Di tanto in tanto lo scatto di una macchina fotografica o di un cellulare.

Sento parte dei pesi che porto scivolare via.